Università degli Studi di Udine - DSTBC - Preistoria e Protostoria - Mereto
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Mereto di Tomba

Nel 2006, nel 2007 e nel 2008, grazie a fondi regionali ottenuti dal Comune di Mereto e a un contributo della Fondazione CRUP, l’Università di Udine ha condotto ricerche di scavo nel tumulo noto come Mútare, o Túmbare, a sud-ovest della frazione di Tomba. La piccola elevazione approssimativamente troncoconica, a gradoni, è alta oggi m 6,50 ed ha un diametro di base di m 25 ca. L’esplorazione, preceduta da una serie di prospezioni, è iniziata nel settore sudorientale ed è stata poi estesa in direzione nord, verso il centro del tumulo. Sul pendio orientale un probabile tentativo di violazione quasi alla base del pendio ha provocato, in un momento non determinabile, uno smottamento lungo la scarpata: per fortuna il danno non ha pregiudicato la struttura protostorica. Il sito del tumulo di Mereto sembra essere stato frequentato già in un periodo compreso tra Eneolitico finale e inizio del Bronzo Antico, ma il monumento funerario è il risultato di diverse fasi costruttive, a partire da un momento evoluto dell’antica età del bronzo, quando, grosso modo al centro dell’area poi occupata dal tumulo, fu scavata una profonda tomba a fossa e vi fu deposto un giovane di ca. 17 anni, rinvenuto pressoché privo di corredo; due oggetti in pietra, un piccolo lisciatoio litico e un blocco semilavorato utilizzabile come incudine potrebbero tuttavia rimandare a un’attività artigianale. L’ampia piattaforma di grossi ciottoli che ricopre la tomba fu realizzata verosimilmente in più momenti nel corso di diverse generazioni. La sommità del monumento fu quindi sigillato con una serie di riporti di argilla e limo inglobanti i resti di attività antropiche correlabili a cerimonie e riti eseguiti presso la piattaforma. A chiusura di questo ciclo di eventi rituali si iniziò ad erigere l’imponente sopraelevazione a strati alterni di terra e ghiaia sostenuti e contenuti da una complessa intelaiatura lignea. Tra i materiali recuperati nel corso degli scavi si segnalano due cuspidi di frecce in selce databili tra l’Eneolitico finale e una fase non avanzata del Bronzo Antico, e una discreta quantità di ceramica, parte della quale sembra indicare che l’utilizzazione del monumento si prolungò nel corso del Bronzo Medio: in questo periodo il tumulo divenne un punto di riferimento, sia ideologico che geografico, del nuovo assetto territoriale caratterizzato dagli abitati fortificati, che troverà stabilità e continuità proprio nelle fasi più evolute dell’età del bronzo.

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